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Intervista a Nicola Caredda per

Tratto da Sour Harvest, 23 settembre 2020

Qual è l’ispirazione alla base di questo ultimo lavoro?

Credo che l’attuale periodo che stiamo vivendo abbia influito non poco su questa mia ultima produzione.

Ci siamo ritrovati in pochissimo tempo catapultati in un incubo di portata mondiale degno dei peggiori B-movie catastrofici, ci siamo trovati impreparati e costretti a cambiare i nostri modi di vivere e nel rapportarci con gli altri, amici, parenti, conoscenti e anche verso chi di solito si incontra soltanto andando a fare la spesa, gli uni distanti dagli altri con una crescente paura e diffidenza verso gli esseri umani.

Qui in Italia il look down è stato severissimo, ogni nostro normale comportamento e stile di vita ha dovuto imparare ad adattarsi a questa nuova situazione, è banale ma tutto quello che normalmente abbiamo a portata di mano si è rivelata essere meno accessibile, questo a tutto tondo, a partire dagli affetti sino ad arrivare alle cose meno importanti, ma che per ogni singolarità potrebbero essere vitali, anche incontrare un pusher per comprarsi qualche grammo di ashish. In questo ultimo periodo tutti abbiamo avuto crisi di astinenza da ciò che di solito siamo abituati ad avere, che mai avremo pensato potesse mancarci così tanto,”Good Seve My Sweet Pusher” è una preghiera a protezione del nostro spacciatore. Lo spacciatore di tutte quelle cose di cui tutti noi non possiamo fare a meno e che ci sono mancate come la droga manca a un tossico, la droga di uscire di casa, la droga di abbracciare un tuo amico, la tua famiglia, la droga di un concerto di musica cattiva, la droga di una brutta mostra di pittura, la droga di vedere il sorriso nascosto della persona che ti parla e innumerevoli altre cose che completano la vita di un essere umano.

Ho quindi rappresentato lisergicamente questa preghiera creando dei luoghi sicuri dove poter tenere al sicuro, in segreto, tutti questi “spacciatori di cose” in paesaggi che più che esterni sono interni a noi stessi.

Possa quindi qualsiasi Dio sia, proteggere tutto quello o tutti quelli che ci possano fornire queste “sostanze”

Quando lavori, cosa ascolti in sottofondo?

Musicalmente ascolto veramente di tutto, non ho pregiudizi, dal rap alla lirica, ascolto audio libri e mi piace ascoltare i film senza guardarli, dando magari un occhiata ogni tanto

Qual è la tua parte più e meno preferita del processo creativo?

Tutte in maniera differente, quando non dipingo è la parte piu piacevole, sono gasato per quando inizierò a dipingere, poi quando sto dipingendo sto male perchè mi sembra che non lo sto facendo bene e mi viene un po paura di non riuscire a fare un buon lavoro. Quando inizio un quadro penso a quanto è divertente e meno stressante finirne uno, quando invece lo sto ultimando penso a quanto è divertente e meno stressante iniziarne uno.

E infondo, credo che inconsciamente è questo alternarsi di emozioni che mi piace.

Quale pezzo ti ha sfidato di più in questo lavoro e perché?

Non riesco a pensare a un singolo lavoro, principalmente la sfida è stata pensare l intero spettacolo come se il tutto fosse un singolo lavoro, una unica narrativa

Escludendo fattore tecnica e tempi di esecuzione potrei comunque azzardare con “red overdose” overdose che io ho inteso come il lieto fine dello spettacolo, finalmente pieni di tutte quelle droghe che ci sono mancate e in overdose dopo averne fatto indigestione, son stato molto indeciso se concedere o meno un lieto finale, per questa volta è andata bene.

Se potessi scaricare qualsiasi abilità o materia nel tuo cervello, in stile Matrix, quale sarebbe?

Sicuramente riuscire a parlare con gli animali.

Quando guardi il lavoro di altri artisti, quali elementi ti entusiasmano o ti ispirano?

A livello pittorico la tecnica è il primo fattore a colpirmi, non in senso accademico, ma più che altro osservo freschezza della soluzione pittorica, quando la trovo in lavori di altri pittori mi viene un brivido all’intestino, non posso però prescindere l’intento comunicativo e poetico del lavoro, che sia pittura scultura o altro.

Siamo nel mezzo di una pandemia globale, è un momento senza precedenti ed è un periodo strano – Qual è il tuo approccio alla vita in questo periodo?

Faccio dei respiri profondi, fumo e cerco di essere positivo, anche se tutto quello che ci è attorno non ci fa ben sperare, se come dicevo prima fossimo in un film tutta l umanità migliorerebbe e si unirebbe in comunità a seguito di una situazione del genere, ma la realtà è molto più cruda, l’uomo forse è l animale peggiore perché ha una coscienza, un cervello che spesso usa nel modo peggiore.

Quale oggetto di cultura pop; musica, film, tv, incidenti ecc. che ti hanno plasmato in modo creativo?

Abbozzerò una lista sfoltita, che se no sarebbe chilometrica

Se fosse musica sarebbero: Tonino Carotone, Marilin Manson, il rap in genere, Fabrizio De Andrè, e l’opera “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizzetti.

se fossero film sarebbero quelli di: Alejandro Jodorowski, Lars von Trier, Baz Luhrmann ,Alex de la Iglesia, Paolo Sorrentino, Luciano Salce e Luccio Fulci.

Se fosse tv sarebbero: I Simpson, Dawson Creek, la pubblicità dei coltelli Miracle Blade con Chef Tony e le funzioni religiose televisive

Se fossero incidenti sarebbero: il gol di mano fatto da Maradona ai mondiali del 1986, la caduta dei governi comunisti in Europa, la morte di Lady Diana e il G8 di Genova.

Se il tuo lavoro ispirasse un gusto di gelato Ben & Jerry’s, quali sarebbero gli ingredienti e il nome della pinta?

Mirto viola con cristalli

www.sourharvest.com/interview-with-nicola-caredda-for-god-save-my-sweet-pusher/

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