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I folli abitano il sacro

A cura di Pierluigi Panza

I folli abitano il sacro è la personale dell’artista Sergio Padovani che si svolgerà alla Fondazione Stelline dal 15 settembre al 24 ottobre 2021. La mostra, che rientra tra gli appuntamenti della Milano Art Week 2021 durante Miart, è a cura di Pierluigi Panza e presenta uno degli autori più innovativi dell’attuale panorama pittorico italiano, voce autoriale originale e unica contraddistinta da una tensione mistico visionaria.

Talento debordante e decisamente fuori dal coro, l’artista modenese nasce come musicista e gradualmente scopre la sua vera e virtuosistica vocazione: la pittura. Padovani dipinge alla maniera delle antiche botteghe rinascimentali: impastando polveri e misture, ma declinando l’antica arte del fare il colore a materiali assolutamente contemporanei, quali il bitume o le resine.

Le sue opere si rivelano un ponte tra la pittura classica medievale e l’uomo del nostro tempo. L’artista traghetta nella contemporaneità quelle visioni primigenie che stanno all’uomo fin dall’origine del mondo. In lui la critica scorge giustamente echi e riverberi fiamminghi chiamando in causa ora il visionario e surreale Hieronymus Bosch, ora l’altrettanto caleidoscopico e tortuoso Bruegel il Vecchio.
L’autore attinge alla grottesca e complessa animosità dei fiamminghi quella myse an abyme che cuce le storie alle storie; al contempo propone una tensione ieratica che fissa l’azione scenica nella tela, in un eterno qui e ora.

In questa dimensione dell’eterno si inserisce il sacro, tema particolarmente caro all’artista. Sacro inteso come luogo abitato da due spinte opposte: quella ascensionale che spinge verso il divino, verso i luoghi del santo, e quella opposta che spinge invece verso il basso, verso i luoghi del sacrificio e del maledetto. La logica rituale del sacrificio in Padovani è massimamente evidente nell’opera, in mostra, La casa che arde viva.

Se gli echi fiamminghi e le suggestioni medievali risuonano potenti, altrettanto potente in Padovani è però l’universo magico-mitico che egli, da contemporaneo cosmonauta, crea autonomamente, dando vita a nuove dimensioni spazio-temporali difficilmente collocabili se non nel fantastico. E che risultano, per linguaggio espressivo e cifra stilistica, assolutamente personali.
Di fronte alla tela Padovani crea senza partire dalla base di un disegno, seguendo soltanto la propria vocazione: obbedendo a una voce interiore che lo precipita nella visione, stanando l’immagine attraverso un processo creativo che lo porta a fondersi con l’opera, fino a divenirne un tutt’uno.

Alla Fondazione Stelline, Padovani espone 26 lavori che variano per dimensioni da quadri piccoli, come Autoritratto (cm 11 x 9, olio bitume e resina su lastra di rame), a molto grandi, come Scene misteriose per palazzi tenebrosi (cm 250 x 400, olio bitume e resina su tela) proponendo un percorso narrativo che si gioca sui colori del sacro: dal nero al rosso, fino all’oro.

Cuore pulsante della mostra è il dipinto La cupa gioia o Pala dei peccatori, una sorta di altare contemporaneo dipinto con perfette assonanze giottesche e collocato all'interno di un Red Cube come una sorta di altare contemporaneo.

In chiusura Padovani ci regala una sorpresa nel segno della luce. L’opera Scene misteriose per palazzi tenebrosi risplende d’oro e ben riassume la poetica dell’ordalia, quella danza macabra assunta a emblematica cifra stilistica dall’autore che ci trascina in mondi fantastici, grazie al suo sempre colto e raffinato riferimento a elementi alchemici e magici.

Sergio Padovani si attesta oggi come voce forte del nuovo figurativo italiano. Astro nascente del movimento pittorico della figurazione italiana, l’artista vede un’accelerazione costante nel suo percorso pittorico che infatti lo ha portato a conseguire e a consolidare rapidamente attestazioni di merito dal mondo dell’arte, ricevendo il plauso di pubblico e critica.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Stelline in collaborazione con The Bank Contemporary Art Collection, importante collezione che sta raccogliendo un’imprescindibile testimonianza – e conducendo una precisa mappatura – sulle nuove tendenze pittoriche in Italia. Con sporadiche incursioni all’estero, ma sempre tenendo fede al genere pittorico figurativo, a lungo dimenticato e oggi invece tornato prepotentemente alla ribalta.

Accompagna il percorso espositivo un catalogo, edito da Antiga Edizioni, con i contributi critici del curatore Pierluigi Panza e di Barbara Codogno.

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